Il 3D


La nascita del cinema 3D, diversamente da quanto si possa pensare, avvenne già intorno agli anni 20 del secolo scorso. La volontà di stupire e coinvolgere il pubblico in una proiezione totalizzante era già presente nei primi registi che studiarono, dunque, un modo per produrre film stereoscopici.

La prima tecnica ad essere inventata fu quella dell’anaglifo con la quale, nel 1915, Edwin S. Porter realizzò il primo film 3D.
Questa tecnica prevedeva la ripresa del film attraverso una cinepresa con due lenti collocate parallelamente a 6 cm di distanza, che è, in effetti, la distanza media tra le nostre pupille. Le due lenti registravano due immagini, una rossa e una blu o verde, che venivano poi proiettate sovrapposte.
Mediante appositi occhialini, aventi una lente blu e una rossa, lo spettatore era in grado di percepire la tridimensionalità, come viene illustrato dallo schema seguente.

L’anaglifo, però, non permetteva una resa perfetta del colore ed anche la qualità tridimensionale dell’immagine era spesso insoddisfacente, in quanto avveniva di frequente che la sovrapposizione delle due immagini, rispettivamente rossa e blu, non fosse esatta.
L’anaglifo venne, quindi, definitivamente soppiantato in ambito cinematografico negli 50 con l’arrivo di una nuova tecnica che si serviva di luce polarizzata.

Una volta effettuate le riprese con la cinepresa a lente doppia, il film viene proiettato attraverso due filtri polarizzati ortogonalmente l’uno rispetto all’altro; dopo di che, le immagini incidono contemporaneamente sullo schermo, vengono riflesse indietro e filtrate attraverso gli occhiali dello spettatore dotati di due lenti in grado di far passare, rispettivamente, solo la luce polarizzata in verticale o in orizzontale, facendo percepire così l’immagine in tre dimensioni.
Ecco qui uno schema riassuntivo che permette di capire come sia possibile cogliere la tridimensionalità attraverso questa tecnica.


La tecnica della luce polarizzata è stata sempre più perfezionata negli anni, ed è ancora oggi la modalità principale con cui rendere un film in 3D.

Per concludere, non è da tenere di poco conto il costante fallimento del 3D e il suo incessante riproporsi a distanza di anni. La causa di ciò la si può forse attribuire a motivi tecnici, come l’insoddisfacente resa realistica oppure gli elevati costi di produzione.
Ma appare ad uno sguardo più attento, che la ragione profonda la si debba invece ricercare nella mancanza di aderenza di questa tecnica all’opera artistica cinematografica. Infatti, sembra lampante come il 3D abbia riscosso grande successo (cfr. Avatar) solamente quando esso si è reso capace di aggiungere significato all’opera artistica, tale da diventare indispensabile per il suo pieno completamento.

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